Società agricola Fratelli Urbani
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"Consumare il vino è assai meno importante che saper gustare il vino. E’ profanare le origini mitologiche, il simbolo cristiano, la millenaria storia e le più belle tradizioni avite, mandar giù così prosaicamente dei bicchieri di vino.

Il vino va bevuto con alto senso di poesia, quasi con religione. E poiché esso è veramente spirito della nostra terra, estasi della nostra luce, va bevuto nel quadro del paese, con la mente ed il cuore pieni di ricordi di vicende e di costumanze antiche e gentili”     (Arturo Marescalchi – Enologo)       

                            

Questa breve introduzione, fa entrare nello spirito con il quale viene gustato il vino e  viene accompagnata la sua produzione in questa piccola azienda, fin da quando nel 1896, le proprietà situate in località “al Bevilacqua” vennero acquisite da Massimo Urbani. Originario di Gattaiola, al ritorno in patria dopo aver avuto una esperienza imprenditoriale in Sud Africa, ebbe l’opportunità di continuare l’attività portata avanti in terra d’Africa, gettando le basi per quella che sarebbe divenuta, nel giro di pochi anni, indubbiamente, una azienda modello in quanto a produzione agricola. Egli  sviluppò l’azienda, condotta allora con il sistema della mezzadria, portando avanti la produzione delle  uve già presenti, seppure in piccole quantità, quali cabernet, merlot, nebiolo, dolcetto, aleatico, e si propose come uno dei primi esempi di imbottigliamento della lucchesia.

Alla fine della Grande Guerra, che aveva provocato un rallentamento delle dinamiche aziendali, a prendere le redini fu il figlio Angelo che, anche con l’aiuto della numerosa famiglia, riuscì a portare questa piccola azienda a ottimi livelli di produzione sia quantitativi che qualitativi.
In quegli anni infatti, anche sotto la spinta delle politiche autarchiche, accanto alla coltivazione della vite, furono potenziale quelle dei cereali, delle piante da frutto, la produzione olivicola ed orticola. Miglioramenti si ebbero anche con l’introduzione nelle pratiche culturali di strumenti frutto del suo ingegno e della sua creatività, come l’”erpice a rotazione”, brevettato proprio da Angelo Urbani.

Gli anni della Seconda Guerra Mondiale, interruppero questo trend positivo finchè, verso la metà degli anni cinquanta, a prendere in carico le sorti aziendali furono Giuliano ed Elio Urbani.
Essi diedero fin da subito, un impulso notevole alla modernizzazione complessiva dell’azienda, sia in quanto a macchinari, sia in quanto a produzioni agrarie; cereali, ortaggi, frutta rappresentavano fiori all’occhiello nel quadro produttivo aziendale .

Ma la vera e propria rivoluzione fu quella che riguardò la selezione delle uve da destinare alla produzione di vino di qualità. Per questo furono recuperati i vizzati che si trovavano nelle vigne ereditate dal padre e dal nonno e vennero introdotti quelli ritenuti più idonei alle situazioni climatiche, al tipo di suolo e ambientali, peraltro ottime, di questa porzione di territorio, situato a Sud della città di Lucca, dove fin dal 1300, la nobiltà lucchese, aveva iniziato a realizzare dimore di campagna. D’altra parte l’ètimo del nome Gattaiola pare non lasciare spazio a dubbi di sorta: infatti, da studi condotti presso l’archivio parrocchiale, la sua origine sembra vada attribuita alla progressiva storpiatura delle parole “grata aiola”, cioè terra fertile—prospera

A Giuliano e ad Elio si deve anche l’introduzione, grazie alla selezione delle uve, probabilmente primo esempio in lucchesia, della produzione di vini monovitigno, cioè prodotti con una sola qualità di uva; questa pratica, ha dato, negli anni, grandi soddisfazioni, in una realtà come quella lucchese, dove ciò non avveniva. Attualmente l’azienda, che si trova in zona IGT, sta vivendo una fase di ristrutturazione in seguito a successioni, che hanno portato ad un ridimensionamento delle aree coltivate, senza però abbandonare la vocazione vitivinicola.
 
Così come nel 1896, ancora oggi a distanza di oltre 100 anni dalla sua fondazione, l’azienda Agricola Fratelli Urbani, continua ad essere depositaria di quell’antico sapere che è stato tramandato di padre in figlio attraverso le generazioni.

Sapere basato sulla esperienza, sullo spirito di osservazione, ma soprattutto sulla passione e l’amore per il proprio lavoro e sulla consapevolezza che la storia di una bottiglia di vino, inizia fin da quando viene realizzato l’impianto della vigna; continua nel tempo finchè questa inizia a dare i primi frutti. Prosegue anno dopo anno, con il lavoro di potatura, di sistemazione dei tralci, di ramatura e solfatura , fino alla vendemmia.

A questa si procede manualmente raccogliendo per prima con cura le pigne più mature, qualità per qualità, per la produzione di vini monovitigno. Alla vendemmia segue la fermentazione del mosto, e la stagionatura  in botti di  castagno (secondo la tradizione dei nostri luoghi), ospitate nelle vecchie cantine dove, in particolare i vini rossi importanti,  possono rimanere anche due anni prima di passare all’imbottigliamento.





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